♦️THC-A vs THC vs CBD-A vs CBD-A♦️LA CHIMICA DELLA CANNABIS MEDICA♦️

♦️THC-A vs THC vs CBD-A vs CBD-A♦️LA CHIMICA DELLA CANNABIS MEDICA♦️

♦️THC-A vs THC vs CBD-A vs CBD-A♦️LA CHIMICA DELLA CANNABIS MEDICA♦️

(Guida informativa che non costituisce in alcun modo consiglio e/o parere medico)

Nel caso di infiorescenze tali e quali o di semplici setacciati e/o filtrati sarebbe sempre opportuno e corretto di parlare di THC-A CBD-A, ovvero delle molecole nelle loro forme acide e non psicoattive (altresì dette grezze o crude).Per trasformarsi in THC la molecola THC-A deve perdere un atomo di carbonio, e ciò avviene con il calore e/o pressione, idem per il CBD-A.
Questo processo si chiama DECARBOX o decarbossilazione (letteralmente togliere il carbonio).
In realtà non perde solo l'atomo di carbonio ma anche due atomi di ossigeno, sotto forma di Co_2

Di norma il DECARBOX si fa tra i 100 ed i 115 gradi x 45 minuti per non degradare i metaboliti e volatizzare i terpeni e le specifiche sono leggermente dissimili per THC-A e CBD-A:
🔹Sotto i 100°C: Il processo è estremamente lento e incompleto.
🔹Tra i 105°C e i 115°C: È la "finestra d'oro". A 110°C per circa 40-45 minuti si ottiene una conversione quasi totale del THCA in THC preservando la maggior parte del profilo terpenico.
🔹Oltre i 140°C: Il rischio di degradazione aumenta drasticamente e i terpeni più volatili evaporano
⚙️Tuttavia, il CBD-A richiede generalmente temperature o tempi leggermente superiori o comunque specifici durante il processo di riscaldamento per completare la decarbossilazione senza degradarsi in composti indesiderati.
🔹Temperatura: Tra i 115°C e i 125°C (leggermente superiore rispetto ai 105-110°C tipici del THC-A, per garantire una conversione efficiente senza degradare i cannabinoidi in composti indesiderati).
🔹Tempo: Circa 45 - 60 minuti 

‼️ATTENZIONE: gli oleiti, la rosina (rosin), il charas, e qualunque forma di estratto e/o setacciato e/o filtrato e/o infuso e/o decotto che sia stato sottoposto a calore e/o pressione può già essere decarbossilato parzialmente o totalmente e proporzionalmente attivo.
Tuttavia questi preparati possono avere un grado di standardizzazione maggiore rispetto alle infiorescenze.

Alcune curiosità chimiche:
🔸Il THC-A ed il CBD-A sono mediamente il 12% più pesanti del THC e del CBD.
🔸In un modello 3D molecole acide e quelle grezze differiscono per un'unica appendice in più presente nel THC-A e nel CBD-A, tale appendice è il gruppo carbossilico (-COOH) direttamente sull'anello aromatico (nella posizione 2 per il THCA-A o nella posizione 4 per il raro THCA-B), quindi visivamente, la molecola appare dotata di un "rametto" o "tasca" chimica aggiuntiva composta da un atomo di carbonio, uno di idrogeno e due di ossigeno.
Spazialmente, il gruppo carbossilico aggiuntivo crea un marcato ingombro sterico. Questa "sporgenza" altera la forma geometrica complessiva della molecola, rendendola più ingombrante e introducendo una forte polarità localizzata (una regione "idrofila" che contrasta con il resto della struttura altamente lipofila).
La differenza geometrica ha un impatto diretto sulla bioattività:
Il THC-A ed il CBD-A non "entrano" nei recettori: A causa dell'ingombro geometrico del gruppo carbossilico, la molecola di THC-A e quella del CBD-A hanno una forma tridimensionale che non si incastra correttamente nei recettori dei cannabinoidi nel cervello (in particolare i recettori CB_1). È come avere una chiave con un dente in più che non gira nella toppa.  
Il THC ed il CVD si adattano perfettamente: Quando la molecola perde quel gruppo in più, la sua geometria cambia, permettendole di legarsi saldamente ai recettori e scatenare l'effetto psicoattivo.
Quando il THC-A ed il CBD-A vengono esposte al calore (durante la vaporizzazione, la combustione o la decarbossilazione ):  
🔹Si rompe il legame del gruppo carbossilico.
🔹Quella porzione di molecola si distacca e vola via sotto forma di un gas invisibile: anidride carbonica CO_2.
🔹Visivamente/geometricamente, le molecole subiscono un vero e proprio "alleggerimento" e ristrutturazione: si trasformano strutturalmente in THC e in CBD , perdendo volume e acquisendo la forma geometrica compatta necessaria per interagire con il sistema endocannabinoide.
🔸NOTA CBD: il CBD-A ed il THC-A pur condividendo la stessa origine biosintetica nella pianta (derivano entrambe dall'acido cannabigerolico, CBGA), presentano differenze fondamentali sul piano chimico, geometrico e recettoriale.
Condividono il gruppo carbossilico anche se agganciato in posizioni diverse per posizione e struttura, la molecola CBD-A infatti ha una struttura aperta [la differenza strutturale primaria tra la famiglia del THC e quella del CBD risiede nel modo in cui si chiudono gli anelli di carbonio (ciclizzazione): CBD-CBDA aperti vs THC-THCA chiusi].
Il CBD-A assume una forma geometrica più "allungata" e flessibile. I suoi gruppi funzionali (inclusi i gruppi alcolici fenolici e il residuo terpenico non chiuso) ruotano con maggiore libertà attorno ai legami singoli, permettendole di adattarsi a tasche recettoriali differenti (come i recettori della serotonina 5-HT_1Ao gli enzimi COX-2).

Effetti Farmacologici nelle Forme Acide e non:
🔹THC-A (A crudo): Studi preliminari suggeriscono che il THC-A mantenga proprietà antinfiammatorie e neuroprotettive notevoli, senza alterare lo stato cognitivo o causare effetti psicotropi.
🔹CBD-A (A crudo): È considerato uno dei cannabinoidi acidi più interessanti dal punto di vista medico. Oltre alla già citata azione antinfiammatoria e contro la nausea (spesso superiore rispetto al CBD neutro in alcuni modelli preclinici), possiede una forte stabilità metabolica preliminare.
🔹THC (Tetraidrocannabinolo)
    🔸Profilo: Molecola psicoattiva ed euforizzante.
    🔸Bersagli recettoriali: Agonista parziale dei recettori CB1 (sistema nervoso centrale) e CB2 (sistema immunitario).
     🔸Effetti clinici: Analgesico per dolori cronici e neuropatici, stimolante dell'appetito, antiemetico e miorilassante.
       🔸Effetti collaterali: Possibile tachicardia, bocca secca, ansia o paranoia a dosaggi elevati.


🔹CBD (Cannabidiolo)
       🔸Profilo: Molecola non psicoattiva, priva di effetti euforizzanti.
        🔸Bersagli recettoriali: Modulatore allosterico negativo dei recettori CB1, agonista dei recettori della serotonina (5-HT1A) e attivatore dei recettori TRPV1 (dolore e infiammazione).
      🔸Effetti clinici: Azione ansiolitica, antinfiammatoria, anticonvulsivante (efficace nelle epilessie gravi), neuroprotettiva e antipsicotica.
       🔸Effetti collaterali: Ottima tollerabilità generale; a dosaggi molto elevati può causare sonnolenza o lievi alterazioni degli enzimi epatici.

SINERGIA tra THC e CBD:
La sinergia terapeutica tra THC e CBD, nota scientificamente come parte del fenomeno dell'effetto entourage (entourage effect), si basa sull'interazione complementare e reciproca tra le due molecole quando agiscono insieme sul sistema endocannabinoide e su altri bersagli biologici.
Ecco i principali benefici terapeutici derivanti dalla loro combinazione:
🔸Modulazione ed attenuazione degli effetti collaterali, Il CBD agisce come modulatore allosterico negativo sui recettori CB_1. Questa azione riduce gli effetti indesiderati tipici del THC a carico del sistema nervoso centrale, come ansia, paranoia, tachicardia e compromissione della memoria a breve termine, rendendo la terapia a base di THC molto meglio tollerata dai pazienti.
🔸Potenziamento dell'azione analgesica, la combinazione di THC e CBD offre un controllo del dolore cronico e neuropatico superiore rispetto all'uso dei singoli cannabinoidi isolati. Mentre il THC si lega direttamente ai recettori del dolore, il CBD contribuisce attraverso vie antinfiammatorie e modulate (come i recettori TRPV1 e la serotonina), creando un'azione sinergica e multisito.
🔸Controllo della spasticità e dei disturbi motori, nelle patologie neurodegenerative o nella sclerosi multipla, la co-somministrazione di THC e CBD (presente anche in farmaci specifici come il Sativex) dimostra un'efficacia clinica marcata nel ridurre la rigidità muscolare e gli spasmi dolorosi, sfruttando i differenti profili recettoriali delle due molecole.
🔸Azione ansiolitica e stabilizzante dell'umore, sebbene dosi elevate di THC possano talvolta indurre stati d'ansia in soggetti predisposti, la presenza concomitante del CBD esercita un forte effetto ansiolitico (mediato dai recettori serotoninergici 5-HT_1A, bilanciando l'esperienza terapeutica complessiva.
🔸Effetto antinfiammatorio e neuroprotettivo potenziato, agendo su cascate biochimiche differenti ma complementari (il THC sui recettori CB_2 periferici e immunitari e il CBD su enzimi e vie antiossidanti), la combinazione massimizza la protezione dei tessuti dallo stress ossidativo e dai processi infiammatori sistemici.
⚙️ Quasi tutte le genetiche del chemiotipo 1(THC dominante contengono una percentuale  di CBD in genere <1%) ma tuttavia esistono genetiche (chemiotipo 2), comunemente chiamate "RATIO" che hanno contestualmente valori bilanciati (1:1 o 2:1 o 1:2) di THC-A e CBD-A e che possono essere una variante terapeutica molto utile, anche se ad oggi poco disponibile in Italia.


NOTA: il bedrocan e tutti i farmaci omologhi vengono ed autorizzati alla distribuzione dalle agenzie del farmaco europee con un certo margine di tolleranza dal valore standard di THC-A registrato presso il CPVO o le stesse agenzie.
Vado a memoria, potrei sbagliare l'intervallo, ma mi sembra che per il Bedrocan il ∆ consentito sia dal 19% al 23%.

CONSIDERAZIONI DELLO ZIO WU:
Da breeder e grower mi è facile capire il motivo: anche nell'ambiente più tecnologico e controllabile e quindi con i parametri e protocolli di coltivazione completamente standardizzati possono intervenire altri fattori endogeni ed esogeni.
In primis la propagazione dei cloni; è abbastanza facile da capire che se viene richiesta una produzione standardizzata si debba procedere per propagazione agamica (clonazione) di un unico esemplare (madre), che per ovvie ragioni per un prodotto simile anno dopo anno, deve essere rinnovata ogni tanto e propagata ad ogni ciclo per avere un numero di madri tale da consentire una produzione di cloni imponente per serre gigantesche.
Esiste la micropropagazione in vitro che è la migliore soluzione possibile, ma anche quella dai costi più elevati e difficilmente sostenibili sul mercato.
Ciò fa si che ogni singolo lotto, ogni singolo coltivo sia omogeneo ed uniforme, ma che lotti provenienti da cicli differenti possano differire entro certi intervalli di valori del chemiotipo l'uno dall'altro se parliamo di propagazione agamica classica.
Se si usa la stessa madre per N cicli, tra un ciclo e l'altro si possono avere differenze apprezzabili nel vigore dei cloni e quindi nella loro crescita e resa.
Anche nell'ambiente più tecnologico può differire la crescita e la maturazione dei cloni, e ciò è un'altro fattore determinante.
Inoltre in qualsiasi produzione possono intervenire fattori umani.
Se vogliamo guardare il bicchiere mezzo pieno questa è la conferma di quanto anche la produzione più tecnologica sia comunque soggetta alle regole della natura, e la sua gestione "umana".
La fitoterapia basata su materiale vegetale non potrà mai avere la rigidità matematica di una molecola di sintesi chimica (es. Aspirina), non per questo è meno efficace, anzi il nostro corpo ed il nostro sistema endocannabinoide sono strutturati in tal senso di loro.

In realtà credo, sebbene da profano non essendo medico, che questa leggera fluttuazione possa essere funzionale a non saturare i recettori del sistema endocannabinoide.
È noto che nelle terapie spesso e periodicamente sia consigliato fare una pulizia dei recettori e/o l'alternanza del chemiotipo per ottenere efficacia costante nel tempo, e leggere fluttuazioni del chemiotipo credo possano funzionare con lo stesso principio anche se in misura minore.

Chi ha la fortuna di potersi curare in Stati dove c'è una disponibilità maggiore di varietà terapeutiche e maggiore accessibilità a queste, o chi ha la possibilità di coltivarsi da solo la propria terapia, applica il principio della rotazione senza pensarci.
In Italia dove le varietà sono poche, non di qualità premium, e dove a volte è già un problema avere prescrizioni continue, i piani terapeutici tendono ad essere mono chemiotipo nel tempo, e soprattutto dove l'autocoltivazione è tutt'ora illegale e quanto meno un illecito amministrativo, tutto ciò è un handicap strutturale vero e proprio, che pone i pazienti Italiani in una situazione di enorme disagio e mettendoli nella situazione di non poter beneficiare della potenziale completa efficacia dell'eventuale terapia.


Può succedere che un singolo farmaco venga a mancare sul mercato.
Succede anche per i farmaci tradizionali.
Come in altre terapie può essere utile una rotazione dei principi attivi, e una modulazione della terapia in base a bisogni diversi nel tempo.
Es: durante la giornata lavorativa il paziente x potrebbe aver bisogno di gestire il dolore ma di essere attivo ed energico, mentre alla sera di spegnere dolore e poter rilassarsi e dormire.
La rotazione è funzionale anche nel breve periodo di una giornata.
Il problema nasce quando non ci sono alternative.
È un problema di chiavi chimiche.
Abbiamo detto che il THC-A è una chiave troppo grande per la "toppa" del nostro sistema endocannabinoide, ma se ogni genotipo può dare la luce ad N fenotipi, ed ogni singolo fenotipo ha un chemiotipo unico, ovvero una dentatura precisa ed irripetibile, fatta non solo del THC-A ma di centinaia di altri metaboliti e fitocomposti primari e secondari in proporzioni variabili da chemiotipo a chemiotipo.
La chiave porta con sé tutte queste informazioni che la rendono unica, informazioni che poi vengono lette dal nostro sistema ricettivo, ogni chiave è un "libro" differente
Ciò significa che la nostra "toppa" è costruita per poter fare entrare e leggere ognuna di queste infinite possibili chiavi una volta separate dal gruppo carbossilico.
Se abbiamo la possibilità di leggere tutti gli infiniti libri del creato, il nostro sistema ricettivo si stufa se gli facciamo leggere sempre lo stesso libro, per quanto bello sia.
Discorso differente andrebbe fatto nel caso degli isolati, che invece è come fossero dei passepartout universali e sempre identici, tuttavia l'isolato è fatto di un solo dente, di un un'unica informazione, un libro con la stessa parola ripetuta dalla prima all'ultima pagina, e quindi privato di tutti gli altri metaboliti e fitocomposti.
L'effetto entourage, volendo rimanere nella metafora usata finora, è un libro molto ricco e complesso, ed anche se la scienza dietro ad esso deve ancora spiegare molto, i dati clinici ci raccontano di un'efficacia terapeutica superiore proporzionale alla maggiore complessità e ricchezza.
Il corpo umano non si è evoluto per interagire con singole molecole isolate in laboratorio, ma co-evolve con i fitocomplessi vegetali.
In tal senso credo fermamente che la frontiera terapeutica e la sfida per breeders, ricercatori e medici sia lo studio ed il perfezionamento delle genetiche ricche di tutti i metaboliti e fiticomplessi, come nel caso delle genetiche ratio, o ancor meglio con le genetiche poliploidi che in funzione di un numero maggiore di set di cromosomi restituendo in una sola pianta profili chemiotipici potenzialmente più ricchi e complessi.

#NOT_FOR_SALE_OR_TRADE 
#ARTICOLO_CON_ESCLUSIVI_SCOPI_INFORMATIVI_SCIENTIFICI_DIDATTICI_E_DIVULGATIVI
NOTA: Lo scrivente non è  un medico, ne un chimico ne un farmacista, ma solo un breeder e grower assetato di comprensione. Tutte le informazioni di natura medica sono generiche ed informative, ed in alcuni passaggi sono stato supportato da IA, pertanto non costituiscono consigli e pareri medici di alcun tipo, consigli e terapie per le quali invece è vivamente consigliato rivolgersi a medici professionisti e preparati sulla materia.

Lucio M. aka Lo Zio Wu.
IBLABS GENETICS 


Bibliografia delle fonti 
1. Sulla Chimica, la Struttura e la Decarbossilazione
Mechoulam, R., et al. (1976 / revisioni successive): Studi fondamentali sulla struttura chimica dei cannabinoidi, isolamento del THC-A, del CBD-A e chiarimento dei meccanismi di decarbossilazione termica e perdita di CO_2.
Hazekamp, A., et al. (2007): "Evaluation of a chemical scale for cannabis: decarbossilazione e stabilità dei cannabinoidi". Journal of Pharmaceutical and Biomedical Analysis — riferimento essenziale per le curve termiche (finestre tra 100°C e 125°C) e la conservazione dei terpeni.
2. Sulle Forme Grezze e l'Attività Farmacologica di THC-A e CBD-A
Rock, E. M., et al. (2013 / 2015): "Effect of cannabidiolic acid (CBDA) on nausea and vomiting". British Journal of Pharmacology — studi cardine che hanno dimostrato la straordinaria potenza antiemetica del CBD-A rispetto al CBD neutro tramite l'interazione con i recettori 5-HT_1A.
Nallathambi, R., et al. (2017): Ricerche sulle proprietà antinfiammatorie e neuroprotettive specifiche delle forme acide (THC-A e CBD-A) in modelli preclinici, evidenziando il blocco selettivo della COX-2 da parte del CBD-A.
3. Sulla Sinfonia del Fitocomplesso e l'Effetto Entourage
Russo, E. B. (2011 / 2019): "Taming THC: potential cannabis synergy and phytocannabinoid-terpenoid entourage effects". British Journal of Pharmacology — la pubblicazione di riferimento mondiale che descrive la modulazione recettoriale crociata tra cannabinoidi e terpeni (incluso il ruolo del CBD come modulatore allosterico negativo del CB_1.
4. Sulla Standardizzazione della Cannabis Medica e la Variazione dei Lotti
Welington, C., et al. / Monografie dell'Ufficio Europeo dei Brevetti e delle Piante (CPVO): Documentazione ufficiale sulla standardizzazione dei chemiotipi di cannabis terapeutica (es. Bedrocan) e sulle tolleranze analitiche nei farmaci a base vegetale derivati da propagazione clonale.

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